giovedì 30 maggio 2024

Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) - Milizia artiglieria marittima

Cefalunews, 8 aprile 2021

Alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.), furono affidati molteplici attività e compiti. Tali mansioni, delineati e riassunti in tre distinti campi: politico, educativo militare, e militare, furono disciplinate tramite un Comando Generale che ebbe sede a Roma, e che fu retto da un Capo di Stato Maggiore della Milizia. L’azione di comando e di coordinamento della M.V.S.N. fu esplicata tramite i Comandi di Zona, di Gruppo e di Legione.

Circa le sopracitate branche, alla voce compiti in “campo militare”, ne fecero parte, oltre ai Reparti Coloniali, e ai Battaglioni CC.NN. anche la Milizia per la difesa Controaerea Territoriale e da Costa.

Infatti, dopo il buon risultato delle formazioni della Milizia Artiglieria Controaerei che operò nelle manovre a fuoco insieme all’artiglieria controaerei del R.E. si pensò di affidare la difesa delle coste, sia in tempo di pace o di guerra, anche alla M.V.S.N.

Proprio per questo, nel 1935 con il riordino della Milizia DICAT (Difesa Controaerei Territoriale), si istituì la Milizia DACOS (Milizia per la difesa costiera). In realtà con il Regio Decreto-Legge 21 gennaio 1935-XIII, n. 181, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 16 marzo 1935 (XIII), si attuavano le: “Variazioni all'ordinamento della Milizia per la difesa controaerei (M. DICAT) e istituzione della Milizia per la difesa costiera (M. da COS)”.

Come per la Milizia Controaerei Territoriale, anche la Milizia per la difesa costiera ebbe la stessa forma di reclutamento. Tuttavia, i volontari della M. da COS, furono tratti solamente dalla forza in congedo della Regia Marina o reclutati nelle zone marittime. Inoltre, la M. DICAT e la M. da COS, si distinsero da ogni altra specialità fino al comando di Gruppo di Legioni e furono accumunate dal fiero motto: “LARES ET ORAS IN HORA TUEBIMUR”.

Le due specialità della M.V.S.N., come recita l’articolo 1 del suddetto R.D.L. ebbero il seguente incarico:

[…] La Milizia per la difesa controaerei territoriale (M. DICAT) e quella per le batterie da costa del Regio esercito (M. da COS) sono due specialità della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale che hanno rispettivamente il compito di predisporre, in tempo di pace, e di attuare, in tempo di guerra, in concorso con le unità controaerei e costiere delle altre forze armate, la difesa del Paese da attacchi aerei e navali e nemici […].

Con il Regio Decreto Legge del 24 novembre 1938 (XVII), n.1888, fu apportata la modificazione dell’ordinamento della Milizia DICAT e della Milizia da COS. Infatti, la Milizia per la difesa controaerei territoriale (MDICAT) cambiò la sua denominazione in Milizia Artiglieria Controaerei (MACA). Mentre la Milizia per le batterie da costa (M. da COS) mutò il suo nome in Milizia artiglieria marittima (MILMART).

Riguardo all’addestramento e all’impiego, la Milizia artiglieria marittima fu alle strette dipendenze del Ministero della Marina. La MILMART, dipese sempre dal Comando Generale della M.V.S.N. (come del resto anche per le altre formazioni e specialità), Alla MILMART, pertanto, le fu affidata la difesa costiera. Difatti, le proprie batterie, formate da cannoni di medio, grosso e certe volte anche di grossissimo calibro, furono dislocate lungo le coste, soprattutto nei porti e nelle piazzaforti marittime.

In data 1 agosto 1943 tramite il foglio con numero di protocollo 148050, diffuso dal Ministero della Guerra, si rendeva noto quanto aveva ordinato il Capo del Governo, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio (1871 - 1956), che la M.V.S.N. quale forza armata dello stato, cessava ogni sua attività o dipendenza di carattere politico.

Con il Regio Decreto Legge del 6 dicembre 1943, N. 16/B (1), emanato dal Governo Badoglio, si decretava lo Scioglimento della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e delle Milizie speciali: confinaria, controaerea (MACA), e marittima (MILMART).

(1)

Art. 1 «La milizia volontaria per la sicurezza nazionale, istituita con R. decreto 14 gennaio 1923 n. 31, e ripartita successivamente con altre disposizioni in milizia legionaria e sue specialità (confinaria, contraerea «M.A.C.A.», marittima «Milmart») è sciolta. Non sono permesse formazioni a carattere e inquadramento militare di qualsiasi partito».

Art. 2 «Il personale non in servizio permanente della milizia volontaria per la sicurezza nazionale e sue specialità delle classi attualmente alle armi - e delle classi per unità di prima linea per gli ufficiali - passa nei ruoli della forza armata con la quale presta attualmente servizio col grado ricoperto nella forza armata di provenienza. Il rimanente personale non in servizio permanente viene ricollocato in congedo nella forza armata di provenienza col grado in essa ricoperto».

Art. 4 «Armi, equipaggiamenti e materiali di ogni genere della milizia legionaria e sue specialità saranno assunti in carica dagli enti del R. Esercito (della R. Marina per la Milmart) che saranno stabiliti dagli Stati Maggiori competenti. Le caserme ed i locali, comunque assegnati alla milizia di cui sopra, saranno presi in consegna dalle autorità militari competenti per territorio».

Scioglimento della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e delle Milizie speciali, pubblicato Sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia P.M. 151 Mercoledì 8 dicembre 1943, Serie speciale Anno 84° numero 4/B.

Bibliografia e sitografia

Attilio Teruzzi, La Milizia delle Camicie Nere. Milano, Mondadori, 1939.

Lucas - G. De Vecchi, Storia delle unità combattenti della M.V.S.N. 1923-1943. Roma, Giovanni Volpe Editore, 1976.

Ilari - A. Sema, Marte in orbace, Casa Editrice Nuove Ricerche, Ancona, 1988.

Guido Rosignoli, MVSN. Storia, organizzazione, uniformi e distintivi. Parma, Ermanno Albertelli Editore, 1995.

Carlo Alfredo Clerici, Le difese costiere italiane nelle due guerre mondiali. Parma, Albertelli Edizioni Speciali, 1996.

Felix Villa, Scudetti molto speciali, Uniformi e Armi n. 89, Agosto 1998.

Carlo Rastrelli, Un esercito in camicia nera – Storia Militare n. 129 – pagg. 43-53 – Giugno 2004.

Luciano Alberghini Maltoni, Le batterie della Regia Marina nel Dodecaneso, Storia Militare n. 149 pagg. 31-42 – Febbraio 2006.

Pierluigi Romeo Di Colloredo, I pretoriani di Mussolini. Storia militare delle camicie nere (1923-1943), Chillemi, 2009.

Piero Crociani - Pier Paolo Battistelli, Le camicie nere. Pordenone, Libreria Editrice Goriziana, 2014.

Pierluigi Romeo Di Colloredo Mels, Camicia nera! Storia militare della milizia volontaria per la sicurezza nazionale dalle origini al 25 luglio. Vignate (MI), Soldiershop, 2018.

Giuseppe Longo, Palermo, Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, “L’epopea della MIL.M.ART durante il secondo conflitto mondiale”, Istituto Siciliano Studi Politici ed Economici (I.S.S.P.E.) 2021.

Giuseppe Longo 2021, Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) – Milizia Artiglieria Controaerei, Cefalunews, 30 marzo.

Foto a corredo dell’articolo:

Milizia Artiglieria Marittima. Illustratore, Berthelet. Cartolina viaggiata, 11 gennaio 1942. XX. Collezione privata.

Si ringrazia Eduardo Giunta Fotografo (per la riproduzione illustrativa inserita nel testo).

Giuseppe Longo

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La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.), sintesi storica

Cefalunews, 1 maggio 2021

La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.), nota anche come Camicie Nere (CC.NN.), fu un corpo di gendarmeria a ordinamento militare, che sorse in Italia nel 1923.

In realtà, con il Regio Decreto n. 31 del 14 gennaio 1923 (entrato in vigore l’1 febbraio dello stesso anno), il re Vittorio Emanuele III decretava la nascita della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Il Regio Decreto fu convertito in legge (Regio decreto-legge) con l’atto del 17/04/1925 n. 473.

Comandante in capo della Milizia fu il Capo del governo. la Milizia giurava davanti al duce e rispondeva soltanto a lui. Difatti, sin dalla sua costituzione la M.V.S.N. fu posta alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Alla Milizia furono assegnate quelle mansioni svolte dalla disciolta Regia Guardia per la pubblica sicurezza, quest’ultima, soppressa con Regio Decreto n. 1680 del 31 dicembre 1922.

Sempre nel 1923 veniva approvato il regolamento di disciplina per la M.V.S.N. (Cfr. Regio decreto-legge 8 marzo 1923, n. 831, Pubblicato sulla G.U. del Regno d’Italia n.98 del 26 aprile 1923), in realtà, circa la subordinazione, l’articolo 8 così si esprime:

La gradazione della subordinazione è la seguente:

Camicia nera

Capo squadra

Capo manipolo

Centurione

Seniore

Console

Console generale

Ispettore generale di zona

Comandante generale

L’ordinamento iniziale della M.V.S.N. fu effettuato su Legioni, Coorti, Centurie e Manipoli, unità militari queste, già in uso nell’esercito di Roma antica che corrispondevano all’incirca ai Reggimenti, Battaglioni, Compagnie e Plotoni del Regio Esercito. La graduazione delle unità della M. V. S. N., in corrispondenza con le unità del R.E. fu:

Squadra = Squadra

Manipolo = Plotone

Centuria = Compagnia

Coorte = Battaglione

Legione = Reggimento

Gruppo di Legioni = Brigata

Zona = Divisione

I reparti furono costituiti secondo un concetto cosiddetto ternario (raggruppati di tre in tre), che ricalcavano appunto, l’inquadramento dell’antico esercito imperiale romano. Tale concetto fu volutamente studiato dal Generale Asclepia Gandolfo (1864 – 1925), che fu uno dei comandanti generali della Milizia.

[…] Alla Milizia sono affidati compiti delicatissimi d’importanza nazionale che possono suddividersi in politici, educativi, militari. Essa concorre con le altre Forze Armate a mantenere l’ordine pubblico e ad assicurare in ogni evenienza il perfetto funzionamento degli essenziali servizi dello Stato; cura la istruzione preliminare e post-militare; vigila con speciali reparti di frontiera i valichi della Patria […].

La M.V.S.N. si distingueva in Milizia Ordinaria, e milizie Speciali.

Erano specialità della Milizia Ordinaria:

Milizia Coloniale

La Milizia Universitaria

Confinaria

La Milizia Artiglieria Contro Aerei

La Milizia Artiglieria Marittima

Invece, erano Milizie speciali:

Ferroviaria

Portuaria

Postelegrafonica

Forestale

Milizia della Strada

 La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, e le milizie speciali furono sciolte con Regio Decreto Legge 6 dicembre 1943.

Bibliografia e sitografia

Vittorio VernèLa milizia volontaria per la sicurezza nazionale, La Poligrafica nazionale, 1925

Vittorio VernèLe camicie nere in Libia, Provveditorato generale dello Stato libreria, 1927

Alessandro MelchioriMilizia Fascista, Soc. An. Tipografica Luzzanti, 1929

Vittorio Vernè, Milizia volontaria sicurezza nazionale: storia, organizzazione, compiti, impiego, Tipografia Zaccaria, 1932

Vittorio Vernè, M. V. S. N: Organizzazione, compiti, impiego, Zaccaria, 1934

Alessandro Tarabini, La milizia volontaria per la sicurezza Nazionale nella educazione guerriera della nazione, Pavia, Tip. Succ. F.lli Fusi, 1935

Alberto Tailetti, Milizia, Torino, Paravia, 1938

Attilio Teruzzi, La Milizia delle Camicie Nere, Milano, Mondadori, 1939

Ettore Lucas-Giorgio De Vecchi, Storia delle unità combattenti della M.V.S.N. 1923-1943. Roma, Giovanni Volpe Editore, 1976

Ricciotti Lazzero, Il Partito Nazionale Fascista. Milano, Rizzoli, 1985.

Guido Rosignoli, MVSN. Storia, organizzazione, uniformi e distintivi. Parma, Ermanno Albertelli Editore, 1995.

Carlo Rastrelli, Un esercito in camicia nera, Storia Militare n.129 giugno 2004

Bruno Chionetti, Ritratti della MVSN: legionari della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale a Savona, Marvia Ed., 2008

Filippo Lombardi, Alberto Galazzetti, Studio bibliografico sulla milizia volontaria per la sicurezza nazionale: 735 voci bibliografiche su un esercito dimenticato, Marvia Ed., 2009

Pietro Cappellari, La Guardia della Rivoluzione. La Milizia fascista nel 1943: crisi militare – 25 luglio – 8 settembre – Repubblica Sociale, Herald Editore, Roma 2012

Giuseppe Longo 2021 – Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) – Le Coorti territoriali, Cefalunews, 13 aprile

Foto a corredo dell’articolo:

Cartolina di propaganda a cura dell’Ufficio Storico della Milizia. “Camicia Nera”, Illustratore, Clemente Tafuri. Cartolina non viaggiata. Edizione d’Arte, V. E. Boeri. Collezione privata.

Si ringrazia Eduardo Giunta Fotografo (per la riproduzione illustrativa inserita nel testo).

Giuseppe Longo 

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La difesa delle coste siciliane durante la Seconda Guerra Mondiale

Giornale del Mediterraneo, 3 maggio 2013

I reparti Territoriali e Territoriali Mobili prima e, dal 1942, le Divisioni, le Brigate e i Reggimenti Costieri (subito dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale) costituirono il primo nucleo difensivo, l’iniziale baluardo contro un’invasione nemica dal mare, un’aggressione, resa oramai sempre più incombente e minacciosa sul suolo italico. Agli inizi del 1941, lo Stato Maggiore Italiano, provvide a far rinsaldare e concepire nuove opere difensive lungo i litorali. 

Il progetto consisteva in un articolato rafforzamento delle strutture militari, essenzialmente già esistenti; si trattava di difese campali su spiaggia, oppure batterie in sede fissa di Esercito, Marina e Milizia Dicat-Milmart, ubicati nei punti strategici e, la costruzione di nuove postazioni, in grado di resistere a un nutrito fuoco nemico. I lavori furono avviati, malgrado la carenza delle principali materie prime, determinate dalle precarie condizioni economiche che attanagliavano l’intera Nazione. 

Ciò non di meno furono realizzate soddisfacenti opere difensive che furono distribuite capillarmente lungo il perimetro delle coste, nell’entroterra, nei nodi viari di particolare importanza, e nelle Isole minori. 

I lavori si concentrarono maggiormente sulle due principali Isole, la Sicilia e la Sardegna. In Sicilia pertanto furono realizzate opportune strutture difensive, denominate: Posto di Blocco Costiero (PBC), Nuclei Fissi (NF), Posto di Osservazione Costiero (PBC) Capisaldi, Postazioni per mitragliatrici, Batterie antiaeree e navali sia mobili che campali. 

Dato l’esiguo numero di militari, impegnati nei diversi fronti di guerra, furono concepiti e assegnati al presidio di queste strutture militari le Unità Costiere e Mobili. 

La nuova forza era costituita da soldati provenienti dai Reparti Territoriali di seconda linea i cui membri erano formati da militari di leva più anziani. Si aggiunsero per la necessità di reclutare il maggior numero di militari, anche i Battaglioni Alpini, i Battaglioni Bersaglieri, i Battaglioni Fanteria, e i Battaglioni Milizia Confinaria. 

E’ interessante qui riportare, quanto ha scritto Carlo Alfredo Clerici nel suo: - Le difese costiere italiane nelle due guerre mondiali - Albertelli Edizioni Speciali, Parma, 1996. 

«Nel 1941 vennero costituiti undici settori di brigata costieri. Otto furono trasformati in divisioni costiere e tre in brigate; poco dopo venne formata una nona divisione costiera. Nel 1942 proseguì la formazione di settori di brigata costieri per costituire brigate o divisioni. Le unità costiere salirono così a 9 brigate e 13 divisioni. 

Nel 1943 si raggiunse il livello di 11 brigate e 25 divisioni. Tutte queste unità non ebbero un organico omogeneo, anzi, estremamente variabile. Il battaglione costiero era costituito su due compagnie di fucilieri e due di mitraglieri (su quattro plotoni di tre armi). Le armi automatiche in dotazione erano 24 mitragliatrici e 24 fucili mitragliatori. I reggimenti costieri erano composti da 2, 3 o 4 battaglioni. 

Le brigate erano formate da due reggimenti e le divisioni da due, tre o quattro reggimenti, a seconda del tratto di costa da difendere. Brigate e divisioni erano rinforzate anche da reparti di fanteria: battaglioni e compagnie mitraglieri, reparti motociclisti. 

I reggimenti inquadravano inoltre una compagnia di ciclisti e i battaglioni un plotone celere, ciclisti o auto portato. L'artiglieria costiera - in media due batterie per battaglione - aveva un notevole sviluppo organico, anche se poteva disporre nella maggioranza dei casi di materiale antiquato o di preda bellica.

Il fabbisogno di truppe da impiegare nelle posizioni costiere andò crescendo di giorno in giorno e si giunse persino a creare reparti di alpini costieri. La cavalleria arrivò a destinare alla difesa costiera la maggior parte dei suoi quaranta gruppi appiedati. 

Nella primavera del 1942, i comandi con competenza costiera nel territorio metropolitano subirono alcuni cambiamenti. La fascia tirrenica, dalla Spezia al Garigliano, nonché la Toscana, il Lazio e la Sardegna, furono poste alla dipendenza della ricostituita 5° Armata, comandata dal generale Mario Caracciolo di Feroleto. La fascia adriatica, da Trieste alle Marche, fu lasciata ai comandi di Difesa di Trieste e Bologna. 

La costa abruzzese, attraverso il comando di zona di Pescara, dipendeva invece dalla 5° Armata, comandata dal generale Adalberto di Savoia-Genova, duca di Bergamo. Alla 6° Armata, comandata dal generale Ezio Rosi, restò la Sicilia. 

Fino all'estate del 1942, poche divisioni mobili furono dislocate sul territorio del gruppo d'armate. In Sicilia, le divisioni “Aosta”, “Assietta” e “Napoli”. In Sardegna,la “Sabauda” e la “Calabria”. 

In Italia meridionale, la “Superga”, la “Pistoia”, la“Bari” e la “Piceno”. In Toscana, la “Livorno”, la “Friuli” e la “Cremona”. 

La “Pistoia” fu però destinata in Africa Settentrionale, dove giunse nella tarda estate del 1942. Le divisioni “Assietta”, “Napoli”, “Superga”, “Livorno”, “Friuli”, “Cremona” e“Bari” furono prescelte per operazioni di sbarco a Malta e in Corsica (operazioni C2 e C3).

Verso la fine del 1942, la penisola rimase praticamente senza forze mobili, se si eccettua la divisione “Piceno” nelle Puglie. Infatti, la “Superga” venne inviata in Tunisia; la “Bari” e la nuova divisione paracadutisti “Nembo” in Sardegna; la“Cremona” e la “Friuli” furono sbarcate in Corsica; tutte le altre divisioni mobili disponibili, inquadrate nella 4° Armata, occupavano il territorio francese sotto il controllo italiano. 

Alla 4° Armata fu affidata la difesa delle coste di Provenza e di Liguria, fino a La Spezia esclusa. A questo scopo, furono lì dislocate alcune divisioni costiere».

In Sicilia negli anni 1942-1943 l’organizzazione delle Divisioni Costiere era così strutturata:

Divisioni costiere italiane in Sicilia (1942 - 1943)

XII° CORPO D’ARMATA SICILIA OCCIDENTALE

202ª

Gen. di Div. Gino Ficalbi

120° Rgt. Btg: 380 - 857 –387 – 497 – 245. 142° Rgt: Btg. 377 – 427 - 466 – 490,.124° Rgt: Btg. 376 – 386 - 543. Artiglieria: 43° raggruppamento, XX gruppo, 1 btr. 149/35, 1 btr. 155/36, LVI gruppo, CCXVIII gruppo 100/22, CXLIII gruppo 149/35, CXLI gruppo

75/27, CLVII gruppo 149/19, LXXXVIII gruppo, CLXXII gruppo 105/28, XXII gruppo P.c.

207ª

Gen. di Div. Ottorino Schreiber (sostituito il 12 luglio dal gen. Augusto De Laurentis)

138° Rgt: Btg. 420, 388, 380, CIX mitr, btr. 150 105/27,139°Rgt: Btg. 419, 390, 538.Artiglieria: 12 ° raggrupp, CLX gruppo, btr. 485 149/35, btr. 487 149/35, XXXV gruppo, btr. 151 105/27, btr. 158 105/27, btr. 159 105/27, btr. 331 75/27, btr. 1° 100/22, btr. 2° 100/22 ,CCXXXII gruppo, CXLV gruppo, btr. 152 105/27, btr. 198 105/27, btr. 79 75/34. Rinforzi: 177°Rgt. Bers, 1’ comp. Motomitr, CIV battaglione aleremo ro, treno armato R.M. 120/45, treno armato R.M. 76/40

Gen. di Div. Giovanni Marciani

133° Rgt: Btg. 244 - 423 – 498.147’Rgt: Btg. 438 - 539 - 378.Artiglieria: 28° Raggrupp, CCXV gruppo

100/17, CXXIV gruppo 105/44

136° REGGIMENTO COSTIERO AUTONOMO

(sottoposto al comando della difesa porto Nord Palermo del Gen. di Brig. Giuseppe Molinero)

103° e 465° Battaglione

XVI° CORPO D’ARMATA SICILIA ORIENTALE

206ª

Gen di Div. Achille D’ Havet

146° Rgt: Btg. 430,437,374 tre comp. Mitraglieri.122° Rgt: Btg. 243, 375,123'Rgt: Btg. 381, 383, 542Artiglieria: 44° raggrupp. CLXIV gruppo 149/35, btr. 79°, 80°, 81°, CCXXIV gruppo 100/22, btr.1°-2°-3°, CII gruppo 75/06, btr. 47°, 48°, 52° 53°, 54', CLXI gruppo 149/35, CLXII gruppo 149/35, btr. 74a ,btr. 73, 227° 105/14. Rinforzi: CCXXX Btg. semoventi 47/32

213ª

Gen. di Div. Carlo Gotti

135° Rgt: Btg. 369, 102, Btg. autonomo 372, 55' compagnia mitrag.Artiglieria: CXLIV gruppo 305/17, btr. 275°, 276°, XXX gruppo, btr. 162 149/35, btr. 165° 149/35, btr. 226° 105/14, btr. 153° 105/27, btr. 3° 149/19, btr. 182° 105/27, CCXXX gruppo 100/22 (tre batterie) Con compiti e di presidio e difesa della fascia costiera Jonica da Acireale ad Alì (Me)

19ª BRIGATA

Gen. di Brig. Giovanni Bocchetti

179°Rgt: Btg. 435, 500.140°Rgt: Btg. 101, 447. Artiglieria:Quattro btr. 75/27, quattro btr. I22/45, una btr. 105/28. Rinforzi: 61° raggrupp di artiglieria, 52° comp. Motociclisti, XVI Btg. c.c. Con compiti e di presidio e difesa della fascia costiera Tirrenica da S. Stefano di Camastra a Capo Rasocolmo (Me)

18ª BRIGATA

Gen. di Brig. Orazio Marescalco

178° Rgt: Btg. 541, 389.134°Rgt: btg 429, 384. Artiglieria: 6° raggrupp., CLXII gruppo I49/35, btr. 75', XXI gruppo 75/27/06, Btr 49°-330- 452 + altre 2, 288° btr 155/36, CLIX gruppo 100/22, 1-2-3° btr, 81° btr 75/34;

7 treni armati: 152 mm (antinave) a Termini Imerese, 152 (antinave) a Carini, 102 (contraerei) a Siracusa, 120 e 76 (antinave e contraerei) a Porto Empedocle, 76 (contraerei) a Licata, 76 (contraerei) a Mazara del Vallo, 120 “(antinave) a Catania (più mitragliere di vario calibro)

136° Reggimento Territoriale Mobile (costiero) costituito il 20/10/1941

Comando dell'Aeronautica della Sicilia (gen. di Div. aerea Adriano Monti) e la Difesa Contraerea Territoriale.

Lo sbarco anglo-americano in Sicilia avvenne nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 nel tratto di costa tra Scoglitti e Licata. L’operazione militare Alleata chiamata in codice "Operazione Husky", vide la concentrazione di un’impressionante macchina da guerra: navi, truppe, imbarcazioni anfibie, mezzi corazzati che si riversarono sulle coste siciliane. Malgrado l’inferiorità numerica, i soldati italiani, congiuntamente ai reparti dell’Asse, si batterono valorosamente. Lo scontro fu molto cruento specialmente nei primi tentativi degli Alleati di raggiungere Gela. 

Il violento combattimento si può riassumere attraverso la testimonianza del Tenente Colonnello Dante Ugo Leonardi comandante del 3° Battaglione del 34° Reggimento Fanteria Livorno, il giorno 11 luglio 1943 : “Oh si, credo che l'inferno di Satana sia nulla di fronte alla lotta sostenuta nella piana di Gela!”. Il cruento scontro avvenuto nella piana gelese, il giorno 10 e 11 luglio del 1943, vide opporsi nel tentativo di ritardare l’avanzata anglo-americana, il 429° Battaglione Costiero, le Divisioni Hermann Goering e Livorno contro la 7ª Armata del generale Patton con le tre Divisioni: la 3^ la 1^ e la 45^. 

Il mirato cannoneggiamento navale americano (segnalato dai loro ricognitori) verso le postazioni italiane, favorì lo sbarco e l’avanzata delle truppe statunitensi. Il 17 agosto 1943 con l’occupazione Alleata di Messina si conclude l’Operazione Husky. 

I soldati dell’Asse avendo mantenuto un’azione di contenimento e approfittando anche delle fasi concitate dell’esercito anglo-americano, attraverseranno facilmente lo Stretto di Messina per convogliarsi in Calabria, saranno proprio queste unità che contrasteranno successivamente l'avanzata Alleata in Italia.

Si ringrazia per gli utili suggerimenti, il Colonnello Mario Piraino (Direttore della Biblioteca di Presidio del Comando Regione Militare Sud) e per la lettura critica del testo, il dott. Daniele Grioni dell’Associazione Studi Storici Fortificazioni Sardegna (A.S.S.FORT. SARDEGNA).

Bibliografia e sitografia:

Carlo Alfredo Clerici, Le difese costiere italiane nelle due guerre mondiali, Storia Militare, 1996.

Foto di copertina: Domenica del Corriere Anno 45 n. 12 del 21 marzo 1943 XXI, collezione privata

Giuseppe Longo

www.gdmed.it 



Seconda Guerra Mondiale: Un termitano nei Battaglioni Territoriali Mobili in Sicilia

Cefalunews, 5 settembre 2023

Quest’anno ricorre l’Ottantesimo anniversario dell’Operazione Husky (1943-2023). Nel rammentare tale ricorrenza, abbiamo volutamente richiamato l’attenzione su una particolare unità del Regio Esercito Italiano operante anche nella nostra Isola, i Battaglioni Territoriali Mobili, i quali furono costituiti da riservisti dalle “leve” più anziane. Questi militari, per la stragrande maggioranza di origine siciliana, di solito ammogliati e con figli, erano riuniti in gruppi, formati da una decina di uomini, oppure costituiti in plotoni. Comunemente noti come “Territoriali”, questi uomini presidiavano le postazioni e i capisaldi situati lungo la costa e nell’entroterra.

Il più delle volte furono impiegati nelle retrovie per sporadiche azioni militari. Ci sono note e ben dimostrate le loro classiche mostreggiature sul bavero della giacca, dette fiamme a una punta, o “pipe”, ovvero: i Reparti territoriali, aventi per mostrina una pipa di colore rossa e i Reparti mobili, aventi per mostrina una pipa di colore arancio.

Il militare Salvatore Galioto, classe 1898, di Termini Imerese (PA), nel corso della Seconda Guerra Mondiale, fece parte sia del 381° e sia del 382° Battaglione Territoriale Mobile. La splendida e rara fotografia di gruppo che presentiamo per la prima volta in questa testata giornalistica, mostra il fante termitano (in piedi, quarto da sinistra) insieme ai suoi commilitoni.

Lo scatto, che riprende in tutto nove uomini, evidenzia che cinque di loro indossano la giubba in panno modello 1934-1937 (colletto ricoperto da panno nero). Gli altri quattro soldati vestono la divisa modello 1940 (colletto privo della copertura in panno).

Sette dei militari presenti nella foto portano a tracolla una giberna in cuoio grigio-verde con doppio contenitore, modello 1907. Ciascuno dei due comparti può contenere quattro “lastrine” con sei colpi, per un totale di quarantotto proiettili, utilizzabili per armi modello 1891. I contenitori sono appesi al cinturino modello 1926 e risultano sostenuti da cinghie reggi-giberne modello 1936.

Tutti i soldati portano camicie grigio-verdi, pantaloni larghi, fasce mollettiere e scarponcini bassi modello 1929.

Il primo soldato in alto a sinistra, e probabilmente anche quello accanto, porta al fianco un fodero, verosimilmente modello 1938, con baionetta.

Il secondo soldato in basso a sinistra ha in mano una rivoltella, normalmente in uso agli ufficiali e ai sottufficiali del Regio Esercito (non si rilevano però gradi sulla divisa di quest’ultimo tali da giustificarne il possesso), probabilmente una “Bodeo” con ponticello modello 1889. Oltre all’arma, il militare porta anche il relativo correggiolo di pelle.  

Le “bustine” modello 1934/1935, non indossate, sono sparse disordinatamente a terra. Dei componenti del gruppo, soltanto tre soldati indossano la cravatta di colore nero.

L’immagine è stata ripresa in Sicilia nel territorio compreso tra Balestrate e Castellammare del Golfo.

Allo scopo di ricostruire il periodo concernente il servizio militare svolto dal fante Salvatore Galioto, il figlio Mario ha avviato una dettagliata ricerca partendo dalla consultazione degli atti matricolari dell’interessato.

Già nel 2021, a seguito di una specifica richiesta all’Ufficio Documentale del Comando Militare Esercito “Sicilia”, ex Distretto Militare di Palermo (33°), Mario Galioto ricevette tramite email, la copia scansionata del foglio matricolare. Il documento risultò, tuttavia, insufficiente per tracciare una particolareggiata descrizione della carriera del militare in questione, lo scorso giugno si richiese, pertanto, un ulteriore carteggio, ossia le:

assegnazioni e i cambiamenti di Compagnia e di Brigata;

distinzioni e i servizi speciali;

campagne, le azioni di merito, le decorazioni, e gli encomi solenni.

A tale istanza, la responsabile dell’Ufficio Ricerche (SAAS-SIPA), comunicò al destinatario di non disporre di altra documentazione aggiuntiva rispetto a quella in precedenza richiesta e già inviata.

Allo stato attuale delle ricerche, è stilato a cura dello storico Michele Nigro, sulla base dei dati personali contenuti nel foglio matricolare e dalle notizie tratte da libri e siti specializzati in merito ai reparti ove prestò servizio, un conciso curricula del Fante Galioto Salvatore.

«Galioto Salvatore nacque a Termini Imerese (PA) il 31 gennaio 1898 da Salvatore e Cutrara Agostina. Era alto un metro e sessantuno e aveva occhi e capelli castani. Sapeva leggere e scrivere e di mestiere faceva il giardiniere.

Nei primi del Novecento abitava con i genitori in via Magazzini n.7 ma negli anni ’40 si trasferì in via del Genio n.2. Nel 1948 ritornò ad abitare nella casa paterna di via Magazzini, fino alla sua morte avvenuta il 1° luglio 1983.

Venne iscritto nelle liste di leva del comune di Cefalù con il numero di matricola 8692.

Al compimento del diciannovesimo anno fu chiamato alle armi e il 28 febbraio del 1917 fu inviato al deposito del 30° Reggimento Fanteria a Nocera Inferiore (SA) ove giunse il 31 marzo.

Il 29° e 30° Reggimento facevano parte del Battaglione “Pisa” che in quel periodo era di stanza nella zona tra Udine e Gorizia, nei territori di Chiopris, Peteano e Sdraudissina. Proprio in questi luoghi nella primavera del ’17 si svolse la “X Battaglia dell’Isonzo”.

Galioto, raggiunse il reparto ”in zona di guerra”, il 10 luglio 1917. Il giorno successivo fu inquadrato nel 223° Reggimento Fanteria che insieme al 224° Reggimento costituivano la Brigata Etna i cui organici, partiti dalle sedi di Palermo e Siracusa, raggiunsero il fronte verso la fine di aprile del 1916. La località di destinazione fu la provincia di Udine, in particolare la zona montuosa della Carnia.

Nella seconda metà di luglio il battaglione “Pisa” passò alle dipendenze della 57ª divisione, dislocata nel settore di Camporovere, una frazione del comune di Roana (VI). In quei giorni il citato Reggimento si portò a Valerisce (frazione di San Floriano del Collio nella provincia di Gorizia) e da li iniziò il trasferimento verso Caporetto.

Alle ore 02:00 del 24 ottobre 1917, le truppe austro-ungariche cominciarono l’attacco contro le linee della 2ª Armata italiana sulla direttrice Tolmino-Caporetto (ora Kobarid). L’Etna difese strenuamente la propria parte di “fronte” sul Monte Rosso, sulla selletta Soza, sullo Sleme, e su Leskovca, ma alla fine cedette alle preponderanti forze nemiche. Ciò portò alla più grave sconfitta nella storia dell'Esercito italiano che dal luogo dello scontro prese il nome di “disfatta di Caporetto”. L’avanzata del nemico causò il crollo delle linee di difesa italiane e il ripiegamento delle truppe fino al fiume Piave. Nel corso della battaglia e durante la ritirata vennero catturati quasi 300.000 prigionieri, tra cui il fante Salvatore Galioto, mentre risultarono sbandati o dispersi circa 350.000 soldati.

Il 13 novembre la Brigata o, per meglio dire, quel che ne restava, venne riunita nella zona di Spessa (PV) e sciolta.

Dopo la firma dell’armistizio di “Villa Giusti” (3 novembre 1918), i prigionieri italiani vennero liberati. Il fante Galioto ritornò libero il successivo 10 gennaio e nei primi di febbraio raggiunse, immaginiamo con non poche difficoltà, il deposito del 30° Fanteria.

È il 20 marzo 1919 quando prese servizio nel 21° Reggimento fanteria della Brigata Cremona. 

In base alla circolare 486 G.M. (Giornale Militare) 920, il 21 settembre 1920 fu inviato in congedo illimitato. Dal Deposito del 2° Reggimento gli venne liquidato il premio in denaro, previsto dalla circolare 114 del G.M. datata 1919, concesso ai militari che durante la guerra avevano tenuto una buona condotta e servito la Patria con fedeltà e onore.

Nel febbraio del 1924 venne iscritto nel ruolo della forza in congedo di fanteria del distretto di Cefalù.

Il destino, però, ancora una volta lo chiamò in causa e il 31 maggio 1940 (circolare 1/2105 del 21.5.1940 del Corpo di Armata di Palermo) venne richiamato alle armi e fu inquadrato nel 381° Battaglione territoriale mobile, operante in Sicilia. 

Con Regio decreto 11 giugno 1940, n. 567, questa parte del territorio italiano fu dichiarata in stato di guerra.

Il successivo 31 ottobre il militare venne ricollocato in congedo.

Richiamato alle armi, giusta circolare 47180 del 4 aprile 1941 dello Stato Maggiore del Regio Esercito, il 17 aprile fu riassegnato al 381° Battaglione territoriale mobile, 1ª Compagnia.   

Passò alla 2ª Compagnia del 382° Battaglione territoriale mobile (costiero) su disposizione del comando XII Corpo d’Armata, il 23 settembre di quell’anno. Da tale Corpo d’Armata dipendevano le Divisioni “Aosta” e “Assietta”, alcuni Battaglioni costieri ed altri reparti.

Venne posto definitivamente in congedo il 23 giugno del 1942, mentre la guerra proseguiva in Sicilia per esaurirsi nell’agosto del 1943.

Galioto Salvatore, per fortuna e per una serie di favorevoli eventi, passò indenne ma tra mille sofferenze le due sanguinose guerre mondiali, ultimando la sua vita terrena nell’affetto dei suoi familiari».

Per le informazioni inerenti alle uniformi si ringraziano i ricercatori storici e collezionisti Marco Ingrassia e Giuseppe Nasta.

Bibliografia e sitografia:

Emilio Faldella, Lo sbarco e la difesa della Sicilia, Roma, L’Aniene, 1946.

Andrea Viotti, Uniformi e distintivi dell'Esercito Italiano Seconda Guerra Mondiale 1940-1945, Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito,Roma 1988.

Giuseppe Longo 2021, Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) - Le Coorti territoriali, Cefalunews, 13 aprile.

www.esercito.difesa.it

www.frontedelpiave.info

Giuseppe Longo 

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mercoledì 29 maggio 2024

Il Treno armato antinave di Termini Imerese (T.A. IV 152/1/T). Analisi di un convoglio

Cefalunews, 6 aprile 2023

Il T.A. IV 152/1/T, dislocato a Termini Imerese, fu posto sotto il Comando di MARIMOBIL 2 e operò nella tratta Palermo-Termini. Il treno era armato con 4 pezzi da 152/40 antinave, due pezzi da 76/40 antiaerei che in seguito vennero sostituiti con due mitragliere da 12,2 mm. Il T.A. fu rinvenuto dagli americani nello scalo ferroviario imerese il 23 luglio 1943, quando occuparono la cittadina. I treni armati utilizzati nel secondo conflitto mondiale furono raggruppati in quattro tipologie fondamentali; chiaramente in relazione ai calibri presenti a bordo, ovvero: i cannoni da 76, 102, 120 e 152 mm.

Il T.A. di Termini Imerese, classificato di 2° tipo, ebbe un equipaggio di 123 uomini (1 Tenente o Comandante, 1 Sottotenente o vicecomandante, 1 Tenente del Corpo Regi Equipaggi Marittimi (C.R.E.M.M.), 25 sottufficiali e 95 marinai), ed era distinto in:

Operativo di linea, composto da:

2 locomotive, una in testa e l’altra in coda al convoglio, che appartenevano ai gruppi 740 FS, oppure 735 FS

1 carro tipo P, modificato con funzione di carro comando e direzione del tiro

4 carri POz che comprendevano 4 carri dotati da un pezzo da 152/40 antinave

2 carri P che comprendevano 2 mitragliere A.A, Breda 31 da 20 mm.

2 carri F (carro santabarbara)

Logistico unificato standard, composto da:

1 locomotiva in testa al convoglio Gr. 740 FS

1 carro FF con funzione di carro segreteria

1 carro FF con funzione di carro cucina e cambusa

1 carro F con funzione di carro bagagliaio e deposito indumenti

2 carrozze Cz con funzione di alloggio personale

2 carri F (santabarbara)

1 carro F con funzione di carro officina e deposito materiali

Lo scorso 9 febbraio, grazie alla segnalazione di Lorenzo Bovi (del Comitato Storico dell’Associazione Culturale Lamba Doria Siracusa), abbiamo comunicato su questa testata giornalistica, la notizia del ritrovamento di due esaurienti immagini fotografiche del T.A. di Termini Imerese (1) Le riproponiamo ancora, avvalendoci questa volta della consulenza di Virginio Trucco (2) per una sua specifica disamina al riguardo.    

«Dall’analisi delle due foto inviatemi, posso esprimere le seguenti informazioni.

Le foto sono sicuramente state scattate mentre il T.A. si trovava ricoverato in un piazzale ferroviario, probabilmente uno scalo merci, ciò si evince dalla presenza di rotaie utilizzate dal servizio lavori, in primo piano della foto numero uno appaiono delle rotaie già sostituite fortemente contorte probabilmente a causa di bombardamenti, mentre nella foto numero due sono presenti rotaie nuove normalmente accatastate in attesa di essere messe in opera. Ritornando alla foto numero 1, possiamo constatare che il telemetro del carro comando visibilmente danneggiato e le riservette di pronto impiego del carro vuote, fanno ritenere che il treno sia stato reso inutilizzabile dal personale prima dell’abbandono in ottemperanza agli ordini emessi da Marimobil 2.

Interessante la presenza di mimetizzazione sugli scudi dei pezzi, per i treni armati non era previsto nessuno schema mimetico, ma, veniva lasciato al comandante la possibilità di adottare una mimetizzazione adeguata alla zona  di operazioni, personalmente sono a conoscenza di un solo altro treno mimetizzato, il TA120/2/S che essendo dislocato in Liguria, riportava disegnati sui carri palme, agave e olivi.

Altro particolare rilevato sono gli scudi dei cannoni che sembrano di dimensioni ridotte rispetto ai disegni di progetto ma potrebbe trattarsi di un effetto prospettico.

Nella seconda foto pervenutami, si vede il treno nella quasi totalità con due carri POz e relativi cannoni, il carro comando e gli altri due carri POz con i restanti pezzi, dopo di questi si vede un carro a pianale su cui sono montate le mitragliere AA da 20mm (montate in sostituzione dei cannoni da 76mm a partire da novembre del 1940), possiamo ritenere con sicurezza che sul treno di Termini Imerese detta sostituzione avvenne successivamente al 1940, in quanto alla data dell’8/12/1940 sul treno erano ancora montati i pezzi da 76mm (3).

Successivamente, al pianale sono presenti ulteriori due carri chiusi probabilmente i carri santabarbara, non è possibile stabilire se in testa al treno sia presente una locomotiva. Tutti i pezzi sono leggermente elevati e non bloccati in posizione di viaggio, cosa che potrebbe essere dovuta a un danneggiamento dei sistemi di elevazione e brandeggio, la qualità della foto non permette un chiaro ingrandimento, ma, sembra che gli otturatori dei cannoni siano stati asportati ulteriore azione per renderli inutilizzabili».

Note:

(1) Giuseppe Longo 2023, Nuove immagini del Treno Armato antinave di Termini Imerese (T.A. IV 152/1/T), Cefalunews, 9 febbraio.

(2) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979,frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Già dipendente di Trenitalia S.p.A. lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

(3) Giuseppe Longo 2013, Quando Termini Imerese negli anni Quaranta proteggeva le sue coste con il “Treno Armato”, MadonieLive, 1 aprile.

Bibliografia e sitografia:

USA, The 727th Railway Operating Battalion in World War II. Simmons-Boardman Publishing Corporation New York 1948.

Giuseppe Longo 2013, Quando Termini Imerese negli anni Quaranta proteggeva le sue coste con il “Treno Armato”, Madonielive, 1 aprile.

Virginio Trucco, “I treni armati”, Tecnica Professionale N° 7 Luglio/Agosto 2013.

Simone Rosa, I treni armati italiani - Sviluppo ed impiego delle corazzate ferroviarie dalle origini al 1945, Milano, 2016.

Giuseppe Longo 2018, Il ruolo storico ed “eroico” del Treno Armato di Termini Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale (Luglio 1943), Cefalùnews, 27 dicembre.

Giuseppe Longo, 2020, “La storia dei treni armati della Regia Marina”, Cefalunews, 28 luglio.

Giuseppe Longo, “Il treno armato tra i due conflitti mondiali”, in “Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese”, IstitutoSicilianoStudiPoliticiedEconomici (I.S.P.E.), Palermo, 2021.

Giuseppe Longo, 2021, “Prima Guerra Mondiale: Le navi da guerra su rotaia. L’esordio in Adriatico”, Cefalùnews, 27 novembre.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Leonardo Micheletti, Binari spezzati. La guerra sui binari italiani dal 1940 al 1946. Pegaso, 2022.

Giuseppe Longo 2022, “Seconda Guerra Mondiale. La galleria ferroviaria dismessa di Termini Imerese (PA)”, Cefalunews, 16 Maggio 2022.

Giuseppe Longo 2022, Le corazzate ferroviarie della Regia Marina nel territorio metropolitano e il Treno Armato di Termini Imerese T.A. 152/1/T, Cefalunews, 15 giugno.

Giuseppe Longo 2022, L’epopea del Treno Armato di Termini Imerese (T.A. IV 152/1/T), Cefalunews, 17 giugno.

Foto di copertina: T.A. IV 152/1/T, dal volume “The 727th Railway Operating Battalion in World War II”.

Foto a corredo dell’articolo: T.A. IV 152/1/T, Matthew Fraas (U.S. Army Transportation Museum).

Giuseppe Longo

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Il treno blindato contraereo germanico (C. 20) donato da Hitler a Mussolini attraversò anche la stazione ferroviaria di Cefalù e Termini Imerese

Cefalunews, 17 febbraio 2023

Il 22 luglio del 1940 a Nettunia con una solenne cerimonia (presenti alcuni gerarchi del Partito Nazionale Fascista, e militari della Luftwaffe), il generale Maximilian Ritter von Pohl (1893 - 1951) in rappresentanza di Adolf Hitler (1889 - 1945) consegnò a Benito Mussolini (1883 - 1945) due vagoni blindati con armamento antiaereo, dono del Führer in persona.

Le due vetture erano destinate ad integrare il treno del Capo del Governo. Il Duce (che da lì a pochi giorni avrebbe compiuto il suo cinquantasettesimo compleanno), passò in rassegna una compagnia di artiglieri schierati al margine della ferrovia, e ammirò l'insieme dei 16 pezzi c.a. da 20 mm sistemati nei due vagoni. In quella occasione i serventi alle mitragliatrici, effettuarono una apposita esercitazione dando prova della precisione di tiro contro i bersagli predisposti.

In realtà, gli ambedue “Flakwagen” leggermente corazzati, avevano alle due estremità una postazione antiaerea quadrinata da 20mm a cielo aperto. Nel centro delle carrozze blindate erano state ricavate degli spazi destinati alla truppa, e al comandante: sala riunioni del comando, letti e cucina. I due vagoni erano forniti di impianto elettrico per la illuminazione e il riscaldamento.

La storiografia è concorde che il “complesso di scorta ferroviario” non sia stato mai utilizzato dal Duce e dai gerarchi del P.N.F. Tuttavia, è certo che i vagoni furono impiegati come batteria mobile antiaerea a difesa dei cieli della periferia di Roma.

Dal 14 febbraio 1943 il C. 20 fu inviato in Sicilia per proteggere i convogli nella tratta Messina - Palermo e Messina - Siracusa. Nell’incursione aerea di Messina avvenuta il 28 aprile, uno dei vagoni fu colpito dal fuoco statunitense. Il bombardamento causò numerose vittime e inflisse ingenti danni all’intero centro storico e all’impianto ferroviario peloritano.

Al momento dell’Operazione Husky (10 luglio-17 agosto 1943) il complesso blindato era disgiunto: una sezione della batteria si trovava a Napoli (Stazione Ferroviaria Campi Flegrei), in attesa di riparazioni. L’altra, invece, rimase nella Stazione di Castroreale Bagni in provincia di Messina (Cfr. Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022). Con l’approssimarsi dell’avanzata anglo-americana il vagone assegnato in Sicilia venne autosabotato.

Abbiamo chiesto al Dott. Geol. Donaldo Di Cristofalo (1) del “Comitato spontaneo per lo studio delle fortificazioni militari”, di parlarci dell’oramai noto Treno blindato regalato dal Führer al Duce, e che ottanta anni fa attraversò anche la stazione ferroviaria di Cefalù e Termini Imerese.

«In occasione del suo cinquantasettesimo compleanno il Duce ricevette, tra gli altri, un regalo particolare. Particolare perché proveniente nientedimeno che dal Fuhrer, ma anche perché si trattava di un treno, e non un trenino elettrico, ma un vero e proprio treno. Per la precisione due vagoni blindati contraerei che, secondo le intenzioni di Hitler, Mussolini avrebbe dovuto collegare al proprio convoglio in occasione dei suoi spostamenti, per potenziarne la difesa contro la minaccia aerea nemica.

Un breve video dell'Istituto Luce sulla visita del Duce al suo prossimo regalo, è visionabile all'indirizzo (https://www.youtube.com/watch?v=dWKcDmG7Znk).

I vagoni, di ottimo design e funzionalità, comprendevano una porzione centrale adibita al trasporto e ricovero dei serventi, mentre le due estremità ospitavano sul cielo altrettanti affusti Mauser 2cm FlaKvierling 38, ossia delle quadrinate da 20mm a tiro rapido, messe a punto dalla Mauser da pochissimo tempo. Con una cadenza di tiro pratica di 1.200 colpi al minuto ed una quota di ingaggio massima di 2.000 metri, per oltre 4.500 di gittata, si trattava di un'arma micidiale per gli aerei alleati colti a bassa quota che, specie nel 44-45, sui cieli della Germania, avrebbe mietuto tantissime vittime tra i vari Jug (P-47), Mustang (P-51), Typhoon, ecc.

Non si conosce con esattezza l'impiego di tali speciali vagoni, se non il fatto che alla fine vennero inviati in Sicilia, piccola goccia nel mare di quel ben altro che sarebbe servito per arginare la marea in arrivo.

Come per gli altri treni armati, la sorte finale fu l'abbandono, la cattura, la distruzione o l'autosabotaggio.

Nel diario di guerra del 727th Railway Operating Battalion (Transportation Corps, Military Railway Servuice, US Army), (l'equivalente del nostro Genio Ferrovieri) edito nel 1948 a cura dell'Università del Michigan (https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=mdp.39015080043816&seq=1&q1=termini+imerese+), a pag.59 vi è una foto di uno dei due vagoni, evidentemente catturato in perfette condizioni. La didascalia della foto, piuttosto beffarda e sarcastica, sottolinea come lo stesso vagone sia ora usato dagli Alleati nei convogli degli approvvigionamenti al fronte, per abbattere gli aviatori di quell'Adolfo, amico di Benito».

Note:

(1) Geologo, già funzionario presso il Comune di Termini Imerese (PA), appassionato di storia militare e membro del “Comitato spontaneo per lo studio delle fortificazioni militari”.

Bibliografia e sitografia:

Il Duce a Nettunia. Il duce visita il treno blindato contraereo donatogli dal Fuehrer: https://www.youtube.com/watch?v=dWKcDmG7Znk

Transportation Corps, Military Railway Servuice, US Army, 1948.

Comune di Messina, Città di Messina bombardamenti aerei nella Seconda Guerra Mondiale edito dal Comune di Messina, 1979

Virginio Trucco, “I treni armati”, Tecnica Professionale N° 7 Luglio/Agosto 2013.

Giuseppe Longo 2018, Il ruolo storico ed “eroico” del Treno Armato di Termini Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale (Luglio 1943), Cefalùnews, 27 dicembre.

Giuseppe Longo, 2020, “La storia dei treni armati della Regia Marina”, Cefalunews, 28 luglio.

Giuseppe Longo, “Il treno armato tra i due conflitti mondiali”, in “Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese”, IstitutoSicilianoStudiPoliticiedEconomici (I.S.P.E.), Palermo, 2021.

Giuseppe Longo, 2021, “Prima Guerra Mondiale: Le navi da guerra su rotaia. L’esordio in Adriatico”, Cefalùnews, 27 novembre.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Giuseppe Longo 2022, “Seconda Guerra Mondiale. La galleria ferroviaria dismessa di Termini Imerese (PA)”, Cefalunews, 16 Maggio 2022.

Giuseppe Longo 2022, Le corazzate ferroviarie della Regia Marina nel territorio metropolitano e il Treno Armato di Termini Imerese T.A. 152/1/T, Cefalunews, 15 giugno.

Giuseppe Longo 2022, L’epopea del Treno Armato di Termini Imerese (T.A. IV 152/1/T), Cefalunews, 17 giugno.

Giuseppe Longo 2023, Nuove immagini del Treno Armato antinave di Termini Imerese (T.A. IV 152/1/T), 9 febbraio.

https://www.archivioluce.com/

http://ww2f.com/

Foto di copertina: Il Treno blindato contraereo germanico.

Foto a corredo dell’articolo: Mussolini scende dal treno donatogli da Hitler, lo accompagnano alte autorità tedesche. Archivio Luce.

Giuseppe Longo

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Una postazione militare sul Castello di Termini Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale

Cefalunews , 8 gennaio 2022 Segnaliamo qui per la prima volta un’altra postazione militare, verosimilmente adibita a “Punto di osservazione”...