Giornale del Mediterraneo, 30 giugno 2026
Nelle prime ore mattutine del 28 dicembre 1908, le province di Reggio Calabria e Messina furono colpite da una terrificante scossa tellurica a cui segui subito dopo, una devastante onda di maremoto che si abbatté in entrambe le coste dello Stretto (1). Il sisma, distrusse quasi del tutto le città di Messina e Reggio Calabria, causando un gran numero di vittime.
I primi immediati soccorsi, nonostante le immense difficoltà, furono
portati dalla nostra Marina militare. In realtà, il giorno precedente, nel porto
di Messina, oltre al naviglio mercantile e ai piroscafi di diverse nazionalità,
si trovavano ormeggiate, l’ariete torpediniere Piemonte, mentre alla fonda
erano ancorati le torpediniere d’alto mare, Arpia,
Astore, Saffo, Sagittario, Scorpione, Serpente, Spica, la nave
cisterna Velino e sei torpediniere da
costa.
Pertanto, in quel tragico lunedì, le prime unità che portarono soccorso ai superstiti di Messina, furono le navi italiane della Regia Marina. Anche una squadra navale russa, ancorata al largo di Augusta, si diresse con rapidità verso Messina. In ugual modo, pure diverse navi militari di altri Stati raggiunsero prontamente le sponde dello Stretto. Al fine di rendere più organici le operazioni di soccorso, furono concentrati a Palmi gli aiuti per la Calabria, mentre a Palermo quelli per la Sicilia.
I
soccorsi furono fatti convergere a Reggio Calabria da Napoli, mediante le navi
Tebe e Umberto I, e da Palermo, attraverso le navi, Regina Margherita e Stura.
Vennero impiegati anche i Treni Ospedale. Il T.O. n. XIII partì da Roma,
evacuando molti feriti dalla zona di Reggio Calabria e circondario, mentre da
Palermo partì un secondo T.O. alla volta della disastrata Messina. Fu attivato nello
stesso tempo, il piroscafo Taormina che accolse e trasportò altri feriti verso
gli ospedali di Napoli e Livorno. Inoltre, per dare accoglienza ai feriti del
terremoto calabro-siculo, furono resi operanti, fuori dalle zone terremotate, gli
ospedali territoriali e di emergenza di Napoli e Roma. Abbiamo chiesto allo
storico navale Virginio Trucco (2) di
parlarci del terremoto della Calabria meridionale - Messina, uno dei più forti
terremoti della storia sismica italiana, avvenuto nel dicembre di 118 anni fa,
e che vide la Regia Marina coinvolta in un'operazione di soccorso senza
precedenti.
La Regia Marina e i soccorsi ai terremotati Messinesi
«Il 28 dicembre del 2025, su
alcune pagine Facebook, è stato pubblicato un articolo in ricordo del terremoto
e il successivo maremoto che colpì Messina e Reggio Calabria. Si parlava dei
soccorsi portati dai marinai russi. Mi permisi di commentare che i primi
soccorsi furono portati dai marinai della Regia Marina imbarcati sulle navi in
porto a Messina. È stato un putiferio, qualcuno mi ha persino chiesto le fonti
di queste mia dichiarazione. Ho cosi deciso di scrivere queste righe per
cercare di chiarire l’opera di soccorso dei nostri ufficiali, sottufficiali e
marinai, presenti a Messina il giorno del terremoto. Soccorsi, ai quali la
Regia Marina in rispetto del suo soprannome di Silenziosa (perché abituata a compiere le missioni affidategli
senza clamore e senza vanto) non ha mai dato il giusto rilievo. Logicamente
senza nulla togliere ai marinai russi, inglesi, spagnoli, tedeschi, americani e
tutti quelli che portarono aiuto ai sopravvissuti al disastro.
Il
giorno 27 dicembre 1908 erano presenti a Messina le seguenti navi della Regia
Marina. In banchina l’ariete torpediniere Piemonte, il cui comandante, il
capitano di corvetta Francesco Passino scese a terra per pernottare con la
famiglia e rimase vittima del sisma, alla fonda le torpediniere d’alto mare Spica,
Saffo, Serpente, Scorpione e Sagittario. Le torpediniere da costa 90S, 106S, 131S,
138S, 140S e 151S. E la nave cisterna Velino.
Il
28 dicembre alle ore 05.21, un violento terremoto colpì le coste siciliane e
calabresi, soprattutto le città di Messina e Regio Calabria. I sismografi
dell’osservatorio di Firenze registrano l’evento, ma l’ampiezza dei tracciati non
entrarono nei cilindri di registrazione in quanto superarono i 40 cm. Dall’osservatorio
fu lanciato l’allarme che da qualche parte era successo qualcosa di molto
grave.
Il
sisma colpì soprattutto la città di Messina con il crollo del 90% degli
edifici, la rottura delle condutture di acqua e gas, l’interruzione delle linee
telegrafiche, strade e ferrovie. Alla distruzione del terremoto poco dopo si
aggiunsero le onde di un maremoto.
Al
termine degli eventi catastrofici, i marinai delle unità militari italiane,
furono fatti sbarcare, divisi in drappelli e inviati fra le rovine per
soccorrere la popolazione e mandare i superstiti in prossimità del porto. Dei
vertici militari, gli unici superstiti sono il maggiore Graziani, capo di stato
maggiore della 24^ divisione di stanza a Messina e il capitano di corvetta
Arturo Cerbino, ufficiale della base navale. I due ufficiali, resosi conto
della gravità della situazione decidono di inviare due unità militari per inoltrare
telegrammi alle autorità centrali per avvisare del disastro occorso. Vengono
inviate le torpediniere Serpente e Spica, che dopo aver riparato lievi avarie
provocate dal maremoto ed essersi districate fra i rottami che hanno invaso il
porto, escono in mare, il Serpente dirige su Reggio Calabria non sapendo che
anche quella città era stata colpita dal sisma, dirige allora sull’isola di
Stromboli, ma il cavo telegrafico risulta tranciato, dirige allora su Milazzo e
solo alle 18.00 riesce ad informare il presidio di Catania.
Lo
Spica nel pomeriggio trova operativo il telegrafo di Marina di Nicotera ed
invia il messaggio alle autorità centrali. Nel mentre a Messina, viene
rintracciato il prefetto dottor Trinchieri, che affida il comando delle
operazioni, per anzianità di grado, al maggiore Graziani. Il prefetto con i due
ufficiali, decidono di stabilire il comando delle operazioni a bordo del
Piemonte.
Il
comandante Cerbino, riesce a noleggiare i piroscafi Washington, Scrivia e
Montebello, che si trovano in porto, da utilizzare per trasportare i feriti in
altre città. Nella tarda mattinata viene rintracciato il colonnello De Cosa,
capo della direzione d’artiglieria, che avallato l’operato dei due ufficiali
assume il comando delle operazioni. La torpediniera Saffo viene inviata a
trasmettere un messaggio al comando regionale dei Carabinieri di Palermo,
messaggio che viene trasmesso dal telegrafo di Porto Santa Venere. Allo
scendere della notte la situazione si aggrava, il buio è illuminato dagli
incendi, la zona del porto e parte della città vengono illuminati dai
proiettori delle unità navali, mentre drappelli di marinai armati percorrono le
rovine per prevenire atti di sciacallaggio. Ai superstiti vengono forniti i
primi aiuti, tramite i viveri delle unità militari e l’acqua della cisterna Velino,
rigidamente razionata.
Nel
pomeriggio le autorità di Governo, informate dal messaggio dello Spica, si
attivano. Il Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti convoca il Consiglio
dei Ministri e vengono presi i primi provvedimenti. Il Ministro della Marina
ordina alla Divisione Volante, composta dalle navi da battaglia Regina Elena, Regina
Margherita, Vittorio Emanuele e Napoli che si trova in navigazione nelle acque
della Sardegna di dirigere a tutta forza su Messina, salvo, poi, dirottare il Vittorio
Emanuele su Napoli, per imbarcare il Re e la Regina, partiti da Roma. Richiede
al contrammiraglio Vladimir Ivanovich Litvinov che si trova alla fonda nella
rada di Augusta al comando del gruppo speciale della flotta del baltico, in
crociera addestrativa, e composta dalle corazzate Slava, Tzésarévitch, dagli
incrociatori Admiral Makaroff e Bogatir di portare soccorso alla città
distrutta.
La stessa richiesta viene inoltrata al comando dell’incrociatore inglese Sutley che si trova a Siracusa assieme alla Torpediniera Boxer. L’ammiraglio Litvinov, senza attendere l’autorizzazione da San Pietroburgo, si preparò a salpare per portare aiuto alla città, appena pronte le unità salparono, tranne l’incrociatore Bogatyr che ricevette l’ordine di caricare il massimo dei rifornimenti e poi seguire la squadra. Le navi inglesi, ottenuto il consenso dal comando di Malta si dirigono anch’esse su Messina. La mattina del 29 la squadra russa e quella inglese giungono a Messina quasi contemporaneamente, le due navi inglesi su richiesta italiana verranno inviate a Reggio Calabria. Dalle navi russe sbarcano drappelli di marinai e mentre alcuni si unirono agli italiani nella ricerca di superstiti, altri iniziarono a rimuovere le macerie dalle banchine del porto, dove fu installato un posto di pronto soccorso.
Il
pomeriggio del giorno 28 a Catania arrivarono i tre piroscafi noleggiati, che
assieme ai feriti portò la notizia dell’accaduto. Le truppe di stanza nella
città non vengono subito inviate a Messina, sia perché non si è a conoscenza
dello stato della ferrovia, sia perché non si hanno ordini in merito.
Verificate le condizioni della ferrovia, con un treno speciale viene inviato un
reggimento di fanteria che arriva a Messina alle 9.30 del 29, nel pomeriggio
giunge da Palermo in piroscafo un battaglione di Bersaglieri, nella tarda
mattinata del 29 giunse anche la squadra volante e nel pomeriggio
l’incrociatore Coatit, con a bordo il ministro dei lavori pubblici Piero
Bertolini.
La
prima riunione ad alto livello si tiene alle 02.00 del 30 a bordo del Regina
Elena. Non avendo ancora una chiara visione dell’accaduto, si decide di
dividere la città in settori con a capo un responsabile che con gli uomini
messi a disposizione provveda ad inviare i superstiti verso il porto,
raccogliere i feriti, ricercare persone sepolte e recuperare i cadaveri.
Intanto
raggiunte dalla notizia, molte nazioni inviano le loro navi presenti nel
Mediterraneo in soccorso delle città colpite. La Francia invia le navi da
battaglia Justice e Vèritè, l’incrociatore Torpediniere Dunois e i
cacciatorpediniere Carquois e Fanfare. La Germania inviò la nave da battaglia Ersatz
Freya, gli incrociatori protetti Victoria Louse, Hertha, Vineta e Hansa. La
Gran Bretagna, oltre alle due sopracitate, le navi da battaglia Duncan, Exmouth,
gli incrociatori Euryalus, Lancaster e gli incrociatori leggeri Minerva e Philomel.
Il Portogallo la nave da difesa costiera Vasco de Gama. La Russia oltre a
quelle già citate le cannoniere Guilak e Korietz.
La
Spagna gli incrociatori Cataluña e Princesa de Asturias. Gli Stati Uniti,
inviarono la squadra impegnata nella circumnavigazione del globo ed appena
entrata in Mediterraneo attraverso Suez, formata dalle corazzate Connecticut e Illinois
e la nave rifornitrice Culgoa. Inoltre la Regia Marina inviò oltre alle navi
già presenti a Messina e quelle della Squadra Volante, le seguenti unità:
Corazzate Re Umberto e Sicilia, incrociatore Coatit e Minerva, ariete
torpediniere Lombardia, cacciatorpediniere Granatiere e Lanciere, torpediniere
d’alto mare Olimpia e Orfeo, nave da trasporto Volta e i rimorchiatori d’alto
mare Atlante e Ercole. Tutte le navi raggiunsero Messina dopo aver imbarcato
ingenti quantità di viveri e altri generi di conforto. Mentre le navi maggiori
furono utilizzate per trasportare i feriti e sfollati verso le diverse
destinazioni assegnate, trasportando nel viaggio di ritorno viveri e materiali,
le unità minori furono utilizzate, dato il loro minor pescaggio, per portare
soccorso ai piccoli centri della costa, colpiti dalla calamità».
Note:
(1) Le navi russe che prestarono soccorso al
terremoto di Messina: “Mi trovavo sul
ferry-boat che collega Messina e Reggio. Erano le 5 e 20 del mattino.
All'improvviso risuonò un forte boato, il livello del mare si abbassò, l'acqua
si ritirò, tanto che il vascello toccò il fondo, dopodiché fu sollevato in alto
a più di otto metri sopra il livello normale. Vidi dal ferry-boat come l'acqua
irrompeva e allagava la stazione, i magazzini, il forte della Cittadella, dove
si trovava la brigata d'artiglieria, nella quale, come seppi dopo, morirono
quasi tutti i soldati che vi si trovavano. Sulla città si sollevò una densa
nebbia, come non si era mai vista, impenetrabile anche alle luci dei
riflettori. Appena albeggiò corsi a riva, ma riuscii a muovermi con grande
difficoltà: dappertutto vi erano macerie. Non incontrai quasi nessuno. Cercai,
con alcuni soldati-artiglieri sopravvissuti che mi erano venuti incontro quasi
nudi, scalzi e tremanti per il freddo, di darmi da fare per dar soccorso sotto
le macerie, ma ci riuscì di tirar fuori solo due uomini, in quanto intorno a
noi crollava ogni cosa, e la polvere dei calcinacci e il fumo degli incendi
impediva di respirare”. Questo un brano del racconto del farmacista Fulco,
rimasto famoso e tante volte ripreso nelle ricostruzioni della tragedia di quel
mattino del 28 dicembre 1908, nello Stretto di Messina. Come evidenziato dal
quotidiano di Roma LA RAGIONE del 31.12.1908, che pubblicò il primo articolo
sulla notizia del terremoto, dalla narrazione dello scampato farmacista Fulco
risulta il ruolo preminente dei marinai della squadra russa sbarcati a Messina,
arrecando soccorsi, dando pane e altri viveri. Il ricordo dell’immediato aiuto
portato dalla Flotta del Baltico, di stanza in quel periodo ad Augusta per
delle esercitazioni nel Mediterraneo, è ancora oggi particolarmente sentito
nella città dello Stretto. L’ammiraglio Livitinov decise di convergere su
Messina senza attendere speciali autorizzazioni da parte dei comandi supremi
russi e fu determinante soprattutto nelle prime ore, quando gli aiuti
istituzionali ancora tardavano, poiché consentì di dare soccorso alla
popolazione e a numerosi feriti, trasferiti poi a Napoli. Pubblichiamo qui
delle immagini delle navi russe che giunsero a Messina in quell’occasione. Sono
le due corazzate SLAVA e TSESAREVICH e i due incrociatori BOGATYR e AMMIRAGLIO
MAKAROV. Si riferiscono agli anni a cavallo del 1908. Di particolare interesse
sono due scatti della corazzata SLAVA presi in Italia. Dallo sfondo (il
caratteristico skyline della collina del Vomero con il Castel Sant'Elmo in
sommità) e dai dettagli (suonatori su delle barche e striscioni di benvenuto),
riteniamo possa trattarsi del porto di Napoli all’arrivo delle navi russe da
Messina, cariche di superstiti diretti ai centri di raccolta della città
partenopea. Le foto, per lo più inedite, provengono prevalentemente dalla
collezione di Vitaliy Kostrichenko (Sevastopol), che ne ha gentilmente concesso
la pubblicazione, su cortese interessamento di Andrey Goncharov, ufficiale di
marina mercantile ucraino e studioso del settore” (da Regione Siciliana -
Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità siciliana -
Dipartimento dei Beni Culturali e dell'Identità siciliana - Soprintendenza del
Mare).
(2) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto
Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al
comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979,frequenta il corso AUC
(Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno,
prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Già dipendente di
Trenitalia S.p.A. lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione
Culturale BETASOM (www.betasom.it).
Bibliografia
consultata da Virginio Trucco:
Stèphan Jules Buchet e Franco Poggi, L’opera di soccorso a Messina da
parte delle Marine Militari dopo il terremoto del 28 dicembre 1908. Bollettino
d’archivio dell’USMM, dicembre 2008.
Sergio
Cavacece, Antonio
Cimmino, Claudio Confessore, Pancrazio “Ezio” Vinciguerra e Mario Veronesi, 28.12.1908, il
terremoto di Messina, La voce del marinaio, 28 dicembre 2023. www.lavocedelmarinaio.com
Bibliografia
e sitografia:
Giulia
Vianello, Messina 1908: terremoto e ricostruzione, Università
Ca’ Foscari, Venezia, Corso di Laurea magistrale in Storia dal Medioevo all'Età
Contemporanea, Relatore Ch.mo prof. Alessandro Gallo. Anno Accademico
2013/2014, 161 p.
Andrea
Pettini, Cherubino
Caponera, 1908 - Il terremoto
calabro - siculo.
Foto di copertina: Messine - Tremblement de terre de 1908. Photographié par Luca Comerio (1878-1940).
Foto
a corredo dell’articolo:
Ariete torpediniere
Piemonte, da Web.
Torpediniere d’alto mare
Spica, tratta dal sito la Voce del Marinaio.
Torpediniera costiera tipo
S, tratta dal sito Navi e Armatori.
Contrammiraglio Vladimir
Ivanovich Litvinov.
Corazzata russa Slava, da
Web.
Giuseppe Longo






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