Giornale
del Mediterraneo, 22 gennaio 2025
Il
24 maggio 1915, l’Italia, abbandonata la Triplice Alleanza, interviene nella
Prima Guerra Mondiale, schierandosi a fianco degli eserciti dell’Intesa. In
virtù del “Progetto di ordinamento di guerra della Regia guardia di finanza”
che fu emanato nel luglio del 1912, anche questo “Corpo specializzato”, che lo
scorso 5 ottobre (1) ha festeggiato
i 250 anni dalla sua fondazione (1774 - 2024), prese parte al conflitto. In
realtà, il “Corpo delle guardie di finanza”, titolo assunto con l’emanazione
della legge 8 aprile 1881, n. 149, compartecipò alla “Grande Guerra” con un
contingente di 12.000 effettivi, pari al 40% dell’organico complessivo del Corpo
al termine dei richiami delle classi in congedo (32.000 unità) (2).
Lo scorso 2024, in Europa, si sono avviate le celebrazioni per i 110 anni dall’inizio della Prima guerra mondiale. In Italia il medesimo evento viene rievocato nell’anno in corso tenuto conto che la sua entrata in guerra a fianco delle potenze di Francia, Regno Unito, e Russia risale al 1915. Per l’occasione, abbiamo chiesto al ricercatore storico Michele Nigro (3), di parlarci delle origini e dell’intervento della Regia Guardia di Finanza nel cennato conflitto.
LA
GUARDIA DI FINANZA - LE ORIGINI
«Per
definizione lo Stato è un ente territoriale sovrano i cui elementi costitutivi
sono il popolo, il territorio e il governo. Il territorio è il luogo
all'interno del quale lo stato esercita il proprio potere e il passaggio di
merci attraverso i propri confini è, da sempre, motivo di controllo e/o
imposizione fiscale.
Per tale ragione e per garantire
l’inviolabilità delle frontiere, ogni governo colloca in tali luoghi speciali
milizie armate a tutela sia degli interessi militari, sia di quelli erariali.
Verso la fine del 1700 i traffici commerciali
subirono un notevole incremento, grazie ad un lungo periodo di pace e di
sviluppo economico. Gli stati all’epoca presenti nella penisola potenziarono e
riordinarono, pertanto, le truppe a presidio dei confini.
Si riconducono a tale momento le origini della
Guardia di Finanza quando, il 1° ottobre 1774, per volere del Re di Sardegna
Vittorio Amedeo III di Savoia, è costituita la "Legione
Truppe Leggere". E' il primo esempio in Italia di un corpo
speciale istituito e ordinato per il servizio di vigilanza finanziaria dei
confini, e per la difesa militare delle frontiere. Nel tempo il Corpo cambiò
denominazione in “Legione Reale Piemontese” e “Legione Reale Leggera”,
mantenendo inalterati i compiti e le
peculiarità.
Dopo la caduta di Napoleone, con il Congresso
di Vienna (1815), gli Stati europei furono riportati alle condizioni
politico/territoriali del 1789. In Italia erano presenti i seguenti stati con
le relative forze doganali: Regno Lomdardo-Veneto (Imperial Regia Guardia di
Finanza); Ducato di Parma e Piacenza (Guardia Reale di Finanza); Ducato di
Modena (Guardia Reale di Finanza); Granducato di Toscana (Real Guardia di
Finanza); Stato Pontificio (Guardia di Finanza Pontificia); Regno delle due
Sicilie (Guardie dei Dazj Indiretti) e Regno di Piemonte (Corpo dei Preposti
delle Regie Dogane Piemontesi).
Molti dei Finanzieri degli Stati preunitari
parteciparono attivamente ai moti risorgimentali distinguendosi in varie azioni
per coraggio e valore. Un battaglione della Guardia di Finanza Pontificia era a
fianco di Garibaldi nel 1848/49 con gli insorti della neo Repubblica Romana
nella difesa della città attaccata dalle truppe francesi.
Alcuni Doganieri parteciparono alla spedizione
dei Mille ancorché l’accordo di Garibaldi con il governo piemontese escludesse
tassativamente l’arruolamento di militari appartenenti a corpi dell’esercito
regolare. Ricordiamo anche la colonna del Colonnello Callimaco Zambianchi,
costituita da circa sessanta uomini, che sbarcati a Talamone nei pressi di
Orbetello (Grosseto), doveva creare un diversivo per agevolare il successivo
sbarco di Garibaldi a Marsala.
Compiuta l'unificazione, il Regno d’Italia si
ritrovò con circa 15.000 uomini da riorganizzare e distribuire sul territorio.
Nel 1862 venne, pertanto, istituito il "Corpo delle Guardie Doganali"
posto, in tempo di pace, alle dipendenze del ministro delle finanze e, in tempo
di guerra, del ministro della guerra e di quello della marina. Per determinati
reati i doganieri erano sottoposti al codice penale militare e al regolamento
di disciplina dell’esercito. A essi era affidato il compito primario della
“vigilanza doganale” e quello eventuale di “concorso”, in tempo di guerra, alla
difesa dello Stato. Il Corpo operava alle dipendenze della Direzione Generale
delle Gabelle.
Nel 1866 (III Guerra d’Indipendenza) oltre
1500 finanzieri transitarono nei reparti regolari dell’Esercito e dell’Armata
Navale o accorsero come volontari al seguito di Garibaldi mentre i reparti del
Corpo dislocati al confine con l’Austria furono impegnati in Valtellina, nello
Stelvio e sulle alture nel Tonale. Nel 1867 combatterono con Garibaldi nello
sfortunato tentativo di giungere alla liberazione di Roma. Liberati il Lazio e
il Veneto, con la presa di Roma del 20 settembre 1870 e la fine del potere
temporale del Pontefice, l’unità d’Italia era conclusa.
Dal 1892 il Corpo assume la denominazione di
“Corpo della Regia guardia di finanza”, venendo inserito tra le "forze
militari di guerra dello Stato" con il compito, in caso di mobilitazione,
di formare battaglioni e compagnie per partecipare alle operazioni.
Nel 1906 la struttura dell’unità è modificata
e posta alle dirette dipendenze del Ministro delle Finanze. Essa comprendeva:
un Comando Generale, retto da un generale dell’Esercito, dodici legioni
territoriali, una Legione Allievi e una Scuola Allievi Ufficiali.
Con Decreto Reale del 14 luglio 1907 fu
esteso al Corpo l'uso delle stellette a cinque punte, quale segno distintivo
dei corpi armati designati, in tempo di guerra, con propri reparti mobilitati
alla difesa del Paese.
In tempo di pace il Corpo pur non avendo
ancora lo stato giuridico militare, fu sottoposto alla giurisdizione militare e
a un regime disciplinare in gran parte mutuato da quello vigente per
l'Esercito, il cui regolamento di disciplina militare fu esteso con Legge del
12 luglio 1908.
L'integrazione tra le Forze
Armate dello Stato, sebbene con compiti di concorso, si
completa con la concessione della Bandiera di Guerra (R.D. 2 giugno 1911 e
legge 24 dicembre 1914).
In tale veste, significativa è la partecipazione alle operazioni belliche dei due conflitti mondiali».
LA REGIA GUARDIA DI
FINANZA NELLA I GUERRA MONDIALE
«Nel luglio del 1912 il Corpo di
Stato Maggiore varò il “Progetto di ordinamento di Guerra della R. Guardia di
Finanza”.
Tale piano prevedeva l’istituzione di quattro
battaglioni “di frontiera” costituiti nei circoli alpestri con personale in
servizio preparato ad affrontare le asperità in quota da impiegare nelle zone
montane; quattordici battaglioni “costieri” composti con elementi provenienti
da circoli interni o richiamati dai civili da impiegare lungo le coste; alcune
compagnie autonome reclutate tra il personale dei distaccamenti di confine da
aggregare ai reparti dell’esercito con compiti esplorativi e informativi, in
tutto un organico di circa 12.000 uomini di cui 270 ufficiali.
La forza rimanente, integrata dai
richiamati alle armi, circa 11.000 uomini, avrebbe dovuto assicurare
l’esecuzione dei servizi d’istituto all’interno del paese e lungo le frontiere
non coinvolte in operazioni belliche. Nel 1913 il progetto fu definitivamente
approvato e pubblicato prevedendo anche l’impiego del naviglio minore in
dotazione al Corpo.
In caso di guerra, così come già enunciato,
i finanzieri mobilitati del ramo “terra” sarebbero stati posti alle dirette
dipendenze del Regio Esercito mentre quelli del ramo “mare” –unitamente alle
unità navali- sarebbero passati agli ordini della Regia Marina.
In previsione dell’entrata in guerra
l’esercito, per incrementare gli organici con altre unità che consentissero la
formazione di nuovi reparti, alla fine di novembre del 1914 chiese al Corpo di
fornire con immediatezza gli organici stabiliti. Il Comando Generale aderì alla
richiesta e i cinque Reggimenti, formati da quattordici battaglioni, furono
posti alle dipendenze dei Comandi di Armata.
In seguito la dotazione fu integrata con
altri quattro battaglioni e le diciotto unità furono così distribuite: sette
sulla linea dell’Isonzo e undici nelle montagne del Trentino, Carnia e Cadore.
È da evidenziare che solo cinque dei diciotto battaglioni mobilitati, disponevano
di una sezione mitragliatrici.
C’è da dire che l’addestramento militare
delle truppe e degli ufficiali della finanza non era ottimale e mostrava
elementi di debolezza. I militari di truppa acquisivano le nozioni di base
presso gli istituti d’istruzione solo nel breve periodo di frequenza dei corsi.
Era più alto il livello di preparazione degli ufficiali inferiori formati
presso l’Accademia militare di Caserta (1909/1914) i cui corsi di arte militare
erano curati dal Maggiore Euclide Turba (palermitano, caduto nel novembre 1917
a Caporetto e decorato con medaglia d’oro al valor militare).
Gli ufficiali superiori, pur possedendo
un’ottima cultura giuridico/professionale e una solida esperienza di comando,
non avevano seguito percorsi formativi o esperienze concernenti la condotta di
truppe in battaglia. I vertici dell’Esercito decisero, quindi di impiegare i
reparti del corpo a livello di battaglione e compagnia frammentando così gli
organici e impedendo i raccordi degli stessi con le grandi unità. E’ bene
evidenziare che rispetto agli omologhi reparti dell’esercito il corpo era
sprovvisto di salmerie, di equipaggiamenti di montagna e aveva pochissime
sezioni mitragliatrici.
La costituzione dei battaglioni e la
mobilitazione avvennero presso la maggiori città dell’Italia settentrionale
(Torino, Genova, Milano, Bologna, Ancona e Verona) e dell’Italia meridionale
(Roma, Napoli, Maddaloni, Bari, Reggio Calabria, Messina, Siracusa, Agrigento e
Palermo).
Il 5 maggio del 1915, dopo una breve
preparazione di circa venti giorni durante i quali si cercò d’inquadrare e
istruire come meglio si potevano gli uomini dei vari reparti, cercando di
creare affiatamento, coesione e compattezza propri delle unità combattenti.
Cominciò quindi l’invio dei finanzieri verso i territori dove si sarebbero
potuti aprire i vari fronti: Trentino, Carnia e Carso.
Completata l’operazione di trasferimento
delle truppe verso i confini, il 22 maggio, il governo proclamò la
mobilitazione generale e consegnò all’ambasciatore austriaco in Italia la
dichiarazione di guerra.
Secondo la ricostruzione storica,
all’imbrunire del giorno successivo, a Brazzano, sul torrente Judrio, i
Finanzieri Costantino dell’Acqua e Pietro Carta spararono i primi colpi di
fucile per mettere in fuga una pattuglia di austriaci che tentava di far
saltare il ponte da loro vigilato. Questo episodio, di fatto, sancì per
l’Italia l’inizio delle ostilità.
Il primo vero scontro con le forze nemiche
fu sostenuto, sulla linea di confine, dai reparti delle Legioni di Milano e
Venezia, ivi già dislocati.
I Battaglioni mobilitati del Corpo furono
inviati in Val di Ledro, nella Carnia e presso il fronte del Basso Isonzo. Il
primo reparto a ricevere il “battesimo del fuoco” fu il XVII Battaglione,
impegnato nell’occupazione dell’abitato di “Ala”, in Val Lagarina. Pochi giorni
dopo altri scontri seguirono sul Monte Croce Carnico, sul Pal Piccolo e sul Pal
Grande. Proprio sul Pal Piccolo morì il Maggiore Giovanni Macchi (medaglia
d’argento al valor militare), di Novara di Sicilia, durante un violento scontro
con gli austriaci.
Seguì il dispiegamento degli altri
battaglioni lungo la linea difensiva e si succedettero scontri e battaglie,
ripiegamenti e avanzate fino al sopraggiungere dell’inverno che segnò un
periodo di stasi, caratterizzato da brevi conflitti locali, validi per la
tenuta delle posizioni.
Una ben più dura battaglia attendeva ancora
i nostri militari, il freddo dei mesi invernali trascorsi in trincee e
camminamenti alle alte quote, la fame per mancanza di rifornimenti,
l’inadeguatezza degli equipaggiamenti e le valanghe furono un nemico più
temibile degli stessi austriaci e provocarono centinaia di morti.
La sopraffazione della 35ª divisione in Val
d’Astico (maggio 1916) diede adito all’accusa, diretta a uno dei battaglioni
della Regia guardia di finanza, di aver provocato lo sfondamento del fronte.
Ciò determinò lo scioglimento di nove battaglioni mobilitati e l’ordine di
impiegare i rimanenti reparti solo in compiti di polizia di sicurezza e
militare. Chiarito l’operato del battaglione incriminato, nell’estate del 1917,
l’ordine di smobilitazione fu revocato.
La guerra divenuta ormai “di posizione”, si
protrasse così, con fasi alterne, fino all’ottobre del 1917, momento in cui
l’esercito nemico con il fondamentale aiuto delle armate germaniche, sfondò il
fronte del Medio Isonzo e costrinse l’Esercito Italiano e i battaglioni della
Finanza a ripiegare per costituire una nuova linea di “fronte” (disfatta di
Caporetto). Tra novembre e dicembre il VII, l’VIII ed il XX battaglione
contribuirono a bloccare l’avanzata austriaca ed a salvare Venezia
dall’occupazione.
È il giorno 21 giugno del 1918 quando il
VII Battaglione, agli ordini del Maggiore Zaza, mostra per intero il proprio
valore. Posizionato sulla sponda destra del Piave Vecchio (Sile), tra Molino
Comello e Salsi nei pressi di Cavazuccherina, il reparto partecipa validamente,
nonostante il tiro incessante delle artiglierie austriache, a un assalto
rapidissimo che consente al contingente di costituire una “testa di ponte”
sull’opposta riva del fiume. I Finanzieri occupano oltre un chilometro di
trincee austriache catturando 136 prigionieri, due cannoni, mitragliatrici e
altro materiale bellico. Ciò consente alle truppe che affiancavamo (fanti,
bersaglieri e marinai) di intraprendere un’azione offensiva che, in seguito,
porterà l’Italia verso la vittoria e la fine della guerra, che sarà ottenuta
con la battaglia di Vittorio Veneto, combattuta tra il 24 ottobre e il 4
novembre 1918.
L’azione sul Piave Vecchio, fu premiata con
la concessione al reparto di una medaglia di bronzo al valor militare, fatto
raro tanto che, in seguito, si decise di far cadere il 21 giugno di ogni anno
la data della festa del Corpo.
L’apporto della Guardia di
finanza nel conflitto non può essere valutato esclusivamente per il contributo
dato dai reparti impiegati al fronte, ma anche per l’opera svolta a favore
dell’economia del paese.
In quel frangente, i reparti
territoriali continuarono a svolgere comunque attività di contrasto preventivo
e repressivo di fenomenologie criminali, quali il contrabbando, le frodi, il
falso nummario etc... Lo scopo era di: reperire risorse, non perdere quelle
proprie acquisite e indebolire quelle dell’avversario. Venne attuata,
parallelamente, una guerra economica che si concretizzava con la vigilanza e il
controllo: in materia valutaria, del commercio di materiali strategici, del
razionamento di generi vari e del contingentamento per l’industria bellica. Si
intervenne anche nella repressione degli indebiti arricchimenti (sovraprofitti
di guerra) e dei crimini tributari. L’esperienza acquisita in quel periodo,
prima limitata ai soli compiti di vigilanza doganale e daziaria, delineò
l’importanza di creare, per far fronte agli specifici incombenti, uno speciale
contingente denominato di polizia tributaria investigativa con un organico
adeguato all’impiego in questi nuovi settori.
Quella finora rappresentata è la
narrazione delle operazioni belliche condotte, quasi un piacevole racconto, ma
dietro a questi eventi si nasconde una grande tragedia umana, la perdita di
migliaia di vite umane e la menomazione, più o meno grave, di altrettanti
soggetti.
Su quasi sei milioni di uomini
mobilitati, i militari deceduti furono circa 650 mila, a questi sono da
aggiungere altre centinaia di migliaia di feriti tra civili e militari.
Il contributo di vite umane
versate dal Corpo nel conflitto è stato di 2.392 caduti, 2.600 feriti e 500
mutilati. I Finanzieri siciliani morti in Patria e nei territori d’oltremare si
aggirano attorno alle 360 unità.
Agli appartenenti alla Guardia di
finanza furono conferite 142 Medaglie d’argento, 273 di bronzo, 224 Croci di
guerra al valor militare. Per finire 208 promozioni per merito di guerra e 25
medaglie al valor militare di stati alleati».
Note:
(1) Giuseppe Longo
2024, La Guardia di Finanza, da due secoli e mezzo al servizio del Paese,
Giornale del Mediterraneo, 27 dicembre.
(2) Marco Severini,
Storia della Guardia di Finanza in Italia 1774 - 2024.
(3) CURRICULUM VITAE
DEL S.TEN. (c.a.) MICHELE NIGRO. Sottotenente in congedo della Guardia di
Finanza, vive a Palermo, nel corso della carriera ha ricoperto incarichi
operativi vari a Trieste, presso i locali Comandi della ex 13ª Legione e
Regionale Sicilia.
Nel
corso dell’anno 2019 è stato insignito del titolo di “Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana”.
Riveste,
in atto, la carica di Sindaco della Sezione A.N.F.I. (Associazione Nazionale
Finanzieri d’Italia) di Palermo ed è socio della Sezione ANMI cittadina.
Ha
pubblicato, sul sito interno della Guardia di Finanza e sulle riviste del Corpo
“Il Finanziere e Fiamme Gialle”, vari
articoli sulla costituzione e sviluppo di alcuni reparti con sede a Palermo e
sull’attività della Finanza, in particolare in Sicilia, nei vari periodi
storici.
Sulla
rivista dell’ANMI (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) ha recentemente pubblicato
la biografia di un marinaio, poi transitato nei ruoli della Regia guardia di
finanza, e le peripezie da questi affrontate nel corso della II Guerra
Mondiale.
È
stato curatore e organizzatore di diverse mostre inerenti la Guardia di
Finanza, tra le quali: “Le operazioni di
soccorso della Guardia di Finanza nella Valle del Belice, gennaio 1968”; “La
caserma Cangialosi, 160 anni con la divisa e 64 in grigio verde”; “La Guardia di Finanza dall’Unità d’Italia
alla Repubblica”; “Evoluzione storica della Caserma Cangialosi
dai primi del ‘900 ad oggi” ed altre di diverso carattere, quali: “La Sicilia dei Russi”, “L’anima dei Corpi”, “Il filo della memoria, dalla Grande Guerra
alla Resistenza”, “1915/1918 -Isola
delle Femmine non dimentica”,, “Mariannina
Coffa Caruso 2.0 Resurrection” e “Pace
e Sicurezza. Le missioni militari di pace italiane all’estero”.
Tra
le pubblicazioni ricordiamo: “Sulle
tracce dei russi in Sicilia. Cronache ed itinerari dei viaggiatori russi dal
‘700 al ‘900”, “La Sicilia dei Russi”,
“La Resistenza e i Siciliani”.
Ha
collaborato, quale consulente storico, con gli autori di alcuni libri tra i
quali “Duecento anni di Fiamme Gialle
all’ombra dell’Etna”, “1943 - Il
martirio di un’Isola” e, per ultimo, “Le
Fiamme Gialle nella Caserma M.O.V.M. Giuseppe Gangialosi”.
Ha
curato i testi del volume “La mia vita,
le mie battaglie” e “Un segugio a
caccia di bionde” di Leonardo Gentile.
Ha
pubblicato articoli, sempre a carattere storico-militare, su alcuni quotidiani
locali e su giornali on line.
Possiede
una significativa collezione fotografica e documentale sulla Guardia di Finanza
e svariate foto su altri corpi armati italiani e stranieri riferibili al loro
impiego nei due Conflitti Mondiali.
Dal
Consolato Russo per la Sicilia e Calabria, ha ricevuto due diversi
riconoscimenti; il primo per il contributo fornito al consolidamento dei legami
del Sud Italia e la Russia ed il secondo per la consulenza storica sui rapporti
e le relazioni intercorse nel tempo tra quel paese e la Sicilia.
Da
parte dell’Associazione culturale “Suggestioni
Mediterranee” ha ricevuto il premio “Siciliani
di Pregio”.
Bibliografia e sitografia:
Olivo Domenico,
L’azione della Guardia di Finanza nella
guerra 1915- 1918, Palermo, Gaetano Priulla editore, 1924.
Laria Sante,
Le Fiamme Gialle d’Italia nei fasti di guerra e patriottismo italiano 1915 -
1930, Comando Generale della Regia Guardia di Finanza, Milano, Luigi Alfiere
Editore, 1930.
Laria Sante,
I fasti militari dei Finanzieri d’Italia
1800 - 1870, Comando Generale della Regia Guardia di Finanza,
Milano-Roma, Luigi Alfiere Editore, 1937.
Laria Sante,
Le Fiamme Gialle nella monarchia dei Savoia 1774 - 1821, Comando Generale della
Regia Guardia di Finanza, Milano-Roma, Luigi Alfiere Editore, 1937.
Poveromo Michele, I
nostri morti nella guerra 1940 - 1943,Udine, Arti grafiche friulane,1949.
Fioravanzo Giuseppe,
Fiamme Gialle sul mare. Storia del naviglio della Guardia di Finanza durante il
conflitto 1940 - 1945, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, Comando Generale
della Guardia di Finanza, 1955.
Oliva Giuliano,
I Corpi di Finanza del Regno delle due Sicilie, Museo storico della Guardia di
Finanza, Roma 1986.
Meccariello Pierpaolo,
La Guardia di Finanza nella Seconda Guerra Mondiale, Roma, Museo Storico della
Guardia di Finanza, 1992.
Meccariello Pierpaolo,
Finanza di mare, dalle scorridore ai pattugliatori, Roma, Editalia, 1994.
Autore anonimo,
La Guardia di Finanza dalle origini ad oggi, Roma, Editalia SPA, 2003.
Palandri Luciano,
La Guardia di Finanza in Albania, Roma, Ente Editoriale per il Corpo della
Guardia di Finanza , Museo Storico della Guardia di Finanza, Comitato studi
Storici, 2005.
Luciani Luciano -
Severino Gerardo, Giovanni Macchi, L’eroe del Pal Piccolo
(1871- 1915), Roma, Museo Storico della Guardia di Finanza, Comitato di Studi
Storici, 2010.
Ales Stefano,
Dalla Guardia Doganale alla Regia Guardia di Finanza, Roma, Ente Editoriale per
il Corpo della Guardia di Finanza, 2011.
Ravaioli Marcello,
La Guardia di Finanza nella Grande Guerra 1915- 1918, Roma, Ente Editoriale del
Corpo, 2015.
Giuseppe
Longo 2015, 241° anniversario della fondazione del Corpo della Guardia di
Finanza, Cefalunews, 22 giugno.
Marco Severini, Storia della Guardia di Finanza in Italia 1774-2024, Millesettecentonovantasette Edizioni, 2024.
Pubblicazioni
Calendario
storico della Guardia di Finanza anno 2024, edito dall’Ente Editoriale per il
Corpo della Guardia di Finanza in Roma, testi di Paolo Mieli.
Foto di copertina:
Finanzieri
della Legione truppe leggere nella battaglia di Authion contro i francesi del
generale Massena 6 -12 giugno 1793.
Foto
a corredo dell’articolo:
I finanzieri alle barricate durante le 5 giornate di
Milano 18 23 giugno 1848.
Doganieri italiani e francesi al confine 1904.
Consegna della bandiera di guerra.
Ancona 1914, Duomo di San Ciriaco, foto di gruppo di
finanzieri.
Dicembre 1915 cartolina postale del XVII Battaglione.
Distaccamento di confine.
I finanzieri passano a forza il Basso Piave 21 giugno
1918.
Roma, monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
Le cartoline illustrate, a corredo del testo, fanno parte della collezione privata dell'autore della ricerca storica.
Giuseppe Longo








